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Spesso si pensa che il dialetto o le lingue regionali siano strumenti sorpassati dal tempo, incapaci di reggere il confronto con il mondo globale e le tecnologie: ancora in queste ultime settimane abbiamo visto quanto si considerino ancora le parlate regionali come lingue di una società rurale definitivamente tramontata.
Sulla scorta di questa analisi, le lingue regionali sono state bandite dalle televisioni e dalla radio: il sistema radiotelevisivo pubblico, a onor del vero, ha cacciato in malo modo anche quell`italiano toscaneggiante che i nostri maestri e maestre elementari ci facevano studiare negli abbecedari scolastici della seconda metà del secolo scorso, sostituendolo progressivamente con un romanesco di borgata. Un romanesco volgare e triste, che nulla ha a che vedere con la lingua di Trilussa e del Belli e che piuttosto ricorda la clamorosa e feroce condanna da parte di Dante , il quale nel suo "De vulgari eloquentia", definì il dialetto romano "tristiloquium" dicendo ch`era "il più turpe di tutti i volgari italici". Chissà cosa avrebbe detto l`Alighieri nel vedere la progressiva meridionalizzazione del volgare toscano non solo nella televisione ma anche nei tribunali come negli uffici ministeriali e la diffusione di questo "tristiloquium" tra prefetti, questori, burocrati e appunto giornalisti o conduttori televisivi.
Che i danteschi volgari italici, nelle loro versioni contemporanee, siano incapaci di reggere ritmi e tempi televisivi è tutto da vedere: i Pitura Freska sono un esempio, non unico per altro, della ricerca musicale a sud dei Beatles. Proprio i Pitura Freska con Doc mettevano alla berlina quanti, critici-politici-scassacassivari- sostenevano l`impossibilità di fare musica contemporanea cantando in veneto; la descrizione dell`atmosfera a Venezia il 14 luglio 1989 che ancor oggi ascoltiamo nel brano Pin Floi è per un veneto, a dir poco, travolgente.
Credo che le lingue regionali debbano avere il loro spazio nella televisione pubblica e non solo con la messa in scena del repertorio teatrale, per altri aspetti di una bellezza sconcertante rispetto alle misere produzioni dei cosiddetti reality show. So che a molti (critici-politici-scassacassivari?) verrà da sorridere nel pensare a telegiornali ideati, pensati e gestiti in lingua regionale, ma non mancano esempi in Europa di uso di lingue regionali nelle televisioni pubbliche. In Galles, l`antico gaelico, agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso era in via di estinzione e proprio la Bbc curò una serie di programmi per salvare questa lingua: Il successo fu clamoroso: partendo pressoché da zero in pochi decenni la lingua è rinata e attualmente il bilinguismo gallese-inglese è un requisito essenziale. Fuori Londra la BBC Cymru, cioè Bbc Wales, è il più grande produttore televisivo britannico e dà occupazione a circa 1.200 persone. Analoghi casi si possono riscontrare in Catalunya, dove il Catalano, nonostante la spietata politica franchista che lo aveva proibito per decenni, è parlato dall`87 per cento della popolazione. A Barcellona, città che non si può di certo definire sorpassata né priva di stimoli e vita culturale, il catalano è lingua modernissima e nessuno si sogna di pensare che esso sia un retaggio sorpassato: da Cardiff a Barcellona a Bilbao si vedono Tg, spettacoli, trattenimento e anche lo sport in lingua locale.
Diamo alle lingue regionali gli strumenti per dimostrare la loro forza e capacità nel mondo contemporaneo ad iniziare dalla televisione come mezzo importante per salvaguardare non solo una lingua, ma anche una cultura.
Proprio le innovazioni tecnologiche, ad iniziare dal digitale, ci offrono l`opportunità di far vivere dei canali da dedicare alle nostre lingue regionali: questa scommessa si può giocare e si può vincere per dimostrare che le lingue regionali, i dialetti, non solo sono vivi ma godono di un grande avvenire.
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